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Pasquale Vulcano

Poesia pubblicata il 21/04/2020 | 147 letture

Tu, della civiltà fosti la culla,
fu Roma "Caput Mundi", d’un impero
sì vasto che i confini nel pensiero,
la realtà ben oltre poi li annulla!

Durò ben lungi l’onere e l’onore
e fosti guida ai barbari d’allora!
Italia amata, questo non si ignora
ma il tempo si scordò del fausto albore!

Di gente senza scrupoli legali
sei diventata serva e di tiranni,
sei nota solamente per gli affanni,
per le ferite e tanti guai e mali!

Sei tremebonda senza più coraggio,
distesa come vittima immolata;
il tempo passa, sempre tanto amata;
sprigiona dalle ceneri quel raggio

che illumini il cammino da seguire;
cotanta altezza mai potrà finire!

Risorgi e vinci il male che or serpeggia
e altera e a testa alta poi festeggia!
Italiamia

Nota dell'autore:

«sonetto elisabettiano rinforzato/ schema metrico:
ABBA CDDC EFFE GHHG II LL
»

 
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